L’odissea di Beqaj, colpevole di essere stato reso invalido da un incidente.

19 maggio 2017 0 Commenti Attualità , Famiglia , Lifestyle 142 Visualizzazioni
L’odissea di Beqaj, colpevole di essere stato reso invalido da un incidente.

Si può essere colpevoli di essere stati resi invalidi al 100% da un incidente stradale? In teoria subire una disgrazia ci rende, al limite, delle vittime. In pratica, quando ci rivolgiamo ad un’assicurazione per avere il dovuto risarcimento, rischiamo di trovarci in una situazione kafkiana, in cui alla difficoltà di vivere, si somma la necessità di dover affrontare difficili battaglie legali, anche solo per avere giustizia. Agron Beqaj, giovane padre kosovaro, nel 2013 aveva solo 23 anni, e il giorno dopo Natale di quell’anno, nei pressi di Pavia, fu coinvolto in un disastroso incidente. Al volante della sua vettura, su cui viaggiava in compagnia di sua moglie Edona e del loro figlioletto Blinard di soli nove mesi, fu investito da un’auto che correva a 180 chilometri all’ora, in un tratto con limite a 110 chilometri orari, sotto una forte pioggia. Nel catastrofico impatto, Edona perse la vita, mentre Agron rimase gravemente menomato, inabile al lavoro al 100% e bisognoso di assistenza extra sanitaria 24 ore su 24. Per fortuna il figlioletto rimase illeso, e nonostante questo, dovette passare 4 mesi presso l’assistenza sociale, prima che zii e nonni potessero prendersi cura di lui.

Per Beqaj l’incubo era appena iniziato: la compagnia Vittoria Assicurazioni incominciò a porre una serie di ostacoli alla richiesta di un giusto risarcimento: la cifra proposta, 490.000 €, non copre nemmeno i danni fisici da lui subiti. Per non parlare della morte della moglie, le spese mediche, le spese di assistenza extra sanitaria 24 ore su 24, e i mancati guadagni per il fatto di non aver più potuto lavorare. Raffaele Gerbi, Direttore Generale della Professional & Partners, si è preso a cuore questo caso, e sta cercando di intavolare una trattativa costruttiva con la Vittoria Assicurazioni, ma al momento la tattica che la compagnia preferisce usare è quella del rifiuto di ogni contatto, di modo da prolungare sine die la risoluzione della controversia. Persino la posizione dell’altro automobilista, colpevole dell’incidente, rimane sospesa, dato che, in mancanza di un risarcimento, il tribunale non gli permette di patteggiare la pena. Il caso è seguito direttamente anche dall’ambasciatrice del Kossovo in Italia, S.E. Dott.ssa Bukurie Gjonbalaj.

Non è certo l’unico caso di un cittadino che subisce un incidente ed è costretto a intraprendere battaglie legali con le compagnie assicurative per vedersi riconosciuti gli indennizzi dovuti, ma sicuramente è uno dei più gravi, con la vita di una famiglia rovinata per sempre, ed un bambino in tenerissima età che rischia una vita di stenti e povertà solo a causa dell’avidità ed insensibilità di un’assicurazione. Riuscirà il “clamore” mediatico a smuovere questa situazione assurda?

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